Francis

“Ciao Francis”

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Francis è morto.

Quei dolcissimi occhi di gazzella più volte colpita e ogni volta, a costo di indicibili sforzi, rialzata, si sono chiusi.

Quei dolcissimi occhi perennemente permeati da un velo di tristezza, hanno preferito chiudersi a questa vita terrena che troppo spesso gli è stata ostile, per aprirsi finalmente ad un’altra molto più radiosa che lo saprà ripagare del gravoso fardello che ha accompagnato ogni giorno della sua breve esistenza.

Ma, conoscendo Francis, son certo non sia stata una resa.

Quante volte aveva dato prova di saper superare situazioni drammatiche.

Quante volte aveva manifestato tutta la sua “voglia di vivere”, la sua “gioia di vivere”, anche in condizioni impossibili per tantissimi altri.

Quante volte aveva dimostrato di saper convivere con i suoi tanti handicap, di saperli padroneggiare, di aver raggiunto con loro una sorta di compromesso.

No, non è stata una resa.

Semplicemente ha deciso che poteva bastare così.

Aveva mostrato a tutti noi, che spesso non sappiamo accettare problemi e situazioni molto meno pesanti, come ci si deve comportare.

Certamente il Grande Artefice gli avrà spiegato perché aveva scelto proprio lui per questo compito.

Gli avrà spiegato perché aveva utilizzato la sua innata bontà.

Come campana a martello mi rimbomba in testa la domanda di qualche hanno fa, prima di entrare nella sala operatoria da cui c’erano serie possibilità uscisse con una gamba in meno.

Quella domanda posta con occhi imploranti e voce strozzata:

“Pensi che dopo potrò giocare ancora a pallone?”

Non disse : “Pensi che mi taglieranno la gamba?” com’era forse logico dicesse.

Pose la domanda in modo meno drammatico, meno pessimistico, nel “modo di Francis”.

Si, Francis, ora potrai finalmente rincorrere palloni in verdissimi prati con tanti amici che, come te, hanno saputo darci una lezione di vita.

Ciao Francis, prega per noi.

Mario Beltrami

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